Il Pianeta, il nostro bidone della spazzatura

Il Pianeta, il nostro bidone della spazzatura

Oggi ho il dente avvelenato e non sarò tanto tenero, ma credo che mi si potrà perdonare se userò dei termini un po’ forti verso chi ha scambiato il Pianeta per il nostro bidone della spazzatura.

Penso che chiunque di noi abbia visto almeno una volta qualche servizio sui nostri rifiuti di ogni genere, ma soprattutto plastica, che ormai si trovano in ogni angolo del pianeta, anche nelle zone più remote dove l’uomo addirittura non ha mai messo piede. Le immense distese di plastica che galleggiano sugli oceani, i rifiuti più disparati che ritroviamo sulle vette delle montagne, che approdano sulle spiagge, senza contare tutto ciò che si trova nello stomaco dei pesci che poi noi mangiamo. Le microplastiche che si trovano ormai ovunque, compresa l’acqua che beviamo, non visibili ma ancora più pericolose per il nostro organismo.

Ricordo un episodio che mi aveva molto colpito alcuni decenni fa quando, ragazzo delle scuole superiori, ero andato con alcuni miei compagni in gita in montagna e avevamo fatto una camminata fino a un laghetto non proprio a portata di mano. Ero rimasto impressionato nel vedere sul fondo del laghetto cumuli di lattine e rifiuti di ogni genere, resti di bivacchi di chi era giunto fin lì per “apprezzare” la natura. Mi ero chiesto come fosse possibile che delle persone che arrivano in un posto faticoso da raggiungere e che quindi avrebbe dovuto essere frequentato da amanti della montagna e non da schiere di cittadini che invadono i posti comodi da raggiungere in macchina per il picnic domenicale lasciando il segno del loro passaggio, non avessero un minimo di attenzione e rispetto verso quei luoghi.

Anche in questo momento, nel quale siamo costretti a utilizzare le mascherine protettive per difenderci dal virus, abbiamo pensato bene di lasciare il nostro segno a imperitura memoria per ricordare ai posteri ciò che abbiamo passato, infatti troviamo mascherine buttate un po’ dappertutto, per strada, nelle aiuole, nei corsi d’acqua, e già se ne stanno raccogliendo sulle spiagge.

È questo l’uomo, l’essere più evoluto sulla terra?

Come può una persona abbandonare un rifiuto in mezzo alla natura approfittando del fatto che difficilmente verrà scoperta? Tanto più quando questo rifiuto potrebbe essere contaminato?

Sarei curioso di vedere se tali “persone” (lo scrivo tra virgolette perché mi riesce difficile annoverarle in questa categoria; si usa dire “peggio delle bestie”, ma perché offendere gli animali?) si comportano nello stesso modo a casa loro, come sarei curioso di vedere chi sono, magari persone a modo, gentili e distinte, apparentemente ben educate, che però non riescono ad avere rispetto per ciò che è di tutti, rispetto per gli altri, forse perché contano sull’anonimato. Per una persona degna di tale nome dovrebbe risultare quasi impossibile lasciar cadere anche un solo pezzo di carta per terra senza chinarsi istintivamente a raccoglierlo, anche se non vista da nessuno. Si tratta di avere una coscienza, un qualcosa che ci farebbe sentire in colpa nel non compiere quel gesto. Ah già, dimenticavo! Provare sensi di colpa non viene più insegnato perché si rischia di creare dei traumi nei bambini e così si tirano su “persone” senza rispetto alcuno né per gli altri né per il bene comune, “persone” che non si rendono conto dei loro gesti forse perché nessuno ha insegnato loro queste cose. Sì, perché oltre a quelli che agiscono quando non visti c’è anche un buon numero di “persone” che compiono questi atti con totale nonchalance, spesso anche in presenza di altri, e questo dimostra la loro totale inconsapevolezza della gravità del loro gesto.

Un tempo, mi raccontavano i miei genitori, che mi hanno insegnato certe cose senza la paura di creare in me dei traumi, i vigili vigilavano sulla città con più attenzione e se qualcuno buttava della carta per terra lo invitavano a raccoglierla. Erano certamente altri tempi e adesso abbiamo altri problemi ben più gravi, però dalla noncuranza per le piccole cose a quella per quelle più grandi il passo è breve.

Proviamo quindi a chiederci per quale oscuro motivo dobbiamo per forza lasciare un segno negativo del nostro passaggio. Un tempo gli uomini primitivi facevano incisioni sulle rocce per raccontare ai posteri scene della loro vita. Ora direi che abbiamo ben altri strumenti da utilizzare e non è necessario far sapere con prove concrete e durature ai nostri posteri che il nostro modello di società produce molti rifiuti, disseminandoli in giro per il mondo.

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